Gusci d’uovo, residui di caffè, materassi usati. Ogni giorno tonnellate di rifiuti vengono scaricate nelle vasche delle discariche di tutto il mondo, dove si conclude il loro ciclo di vita. La sfida è trovare un modo per evitare che questo succeda, trovando un modo per riutilizzarli. È quello che sta succedendo con i biocarburanti per aerei: un’idea innovativa che, allo stesso tempo, contribuisce a risolvere il problema dei rifiuti e aiuta a ridurre le emissioni inquinanti. Quando si dice due soluzioni al prezzo di una.

Qualcosa di interessante sta accadendo in Nevada, dove un gruppo di investitori privati e il governo federale stanno finanziando un progetto ambizioso, nato con l’obiettivo di trasformare rifiuti domestici in biocarburante per aeroplani.

I rifiuti, due ore dopo il loro arrivo nelle discariche, vengono trasportati nelle bioraffinerie, gassificati e trasformati in biocarburante per areoplani. I biocarburanti per aerei si stanno diffondendo a macchia d’olio. Il primo aereo a reazione che si è innalzato in volo grazie a biocarburanti è stato l’Aero L-39 Albatros, un velivolo militare che non ha avuto bisogno di subire alcuna modifica alle componenti meccaniche. Era il lontano 2007.
Anche in ambito civile i biocarburanti per aerei non sono una novità. A lanciare i primi voli per civili alimentati in questo modo è stata Lufthansa subito seguita da altri grandi di settore. L’aereo impiegato per i voli alimentati da biocarburanti è l’Airbus A321 che, in soli sei mesi, è riuscito a risparmiare all’atmosfera 1.471 tonnellate di CO2 con la sola tratta Amburgo-Francoforte.
La British Airways ha già commissionato centinaia di galloni di carburante ai rifiuti per un valore di oltre 363 milioni di euro. Il prezzo per far volare i suoi aerei sarà decisamente più basso, dal momento che la spazzatura, come materia prima per produrre carburante, è decisamente più economica del greggio e non sottrae terreni all’agricoltura come molte biomasse per la produzione di biocarburanti.
On Wings of Waste, letteralmente sulle ali dei rifiuti, è invece il nome di un progetto che ha impegnato per quattro anni l'ambientalista inglese Jeremy Roswell. Il risultato però è notevole: un Vans RV9a, aereo da turismo biposto ad elica, ha percorso gli oltre 800 chilometri che separano Sidney da Melbourne alimentato da un particolare biocarburante derivato dal riprocessamento della plastica recuperata dagli oceani, processo di cui si è occupata l'azienda Plastic Energy di Londra. Il World Economic Forum stima che, da qui fino al 2050, i rifiuti plastici dispersi in mari e oceani supereranno in peso tutti i pesci viventi. L'idea è quindi di recuperare la maggior parte di quella plastica, impiegandola come carburante.