Bianca, rossa e green. L’economia tricolore cresce e si rinnova nel segno della sostenibilità. Negli ultimi anni, le imprese italiane hanno deciso di ridurre il loro impatto ambientale, ripensando alle proprie attività e ai propri processi produttivi in un’ottica verde. Per le aziende, ormai, l’attenzione all’ambiente non è più soltanto una questione d’immagine ma uno strumento utile ed efficace per contrastare la crisi e distinguersi sui mercati di tutto il mondo. Il valore di questo radicale cambiamento è confermato dai dati. 

La green economy è a pieno titolo uno dei pilastri della nostra economia, un campo in cui l’Italia dimostra la sua eccellenza nel mondo.

Questo è quanto emerge da Greenitaly 2017,  il rapporto di Fondazione Symbolae Unioncamere. Efficienza energetica, materiali di riciclo, sostenibilità dell’intero ciclo produttivo. A partire dal 2011, 355mila imprese del nostro Paese hanno investito in tecnologie verdi per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di Co2, oppure lo faranno nel corso di quest’anno. 
La green economy è ormai entrata nel DNA delle nostre aziende che primeggiano per economia circolare su molte altre nazioni europee distinguendosi in diversi ambiti: per esempio, siamo secondi in Europa nella produzione di energia dalla materia prima e ci distinguiamo nella riduzione della produzione di rifiuti.  I risultati, dunque, sono più che soddisfacenti. Tuttavia, si può sempre migliorare! Ecco alcune proposte per una transizione ancor più completa dell’Italia verso la green economy.
L’Italia è fra i Paesi europei con il numero più alto di decessi prematuri annuali causati dall’inquinamento atmosferico. Sono migliorate le tecnologie, ma il traffico è rimasto elevato e le emissioni reali delle autovetture diesel e benzina sono risultate maggiori di quelle dichiarate. Questa situazione potrebbe essere risolta grazie a un numero di investimenti per la mobilità urbana. Ci sono molti progetti già attivi che vanno in questa direzione: dalla mobilità condivisa al car sharing, fino alla sempre più crescente diffusione delle e-bike.
Altrettanto utile potrebbe essere puntare sull’economia circolare, incentivando ulteriormente la riduzione della produzione di rifiuti e migliorando la riciclabilità dei prodotti. Infine, bisognerebbe fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienza. La sfida, a livello europeo, è piuttosto ambiziosa e prevede di passare, entro il 2030, dall’attuale modello di economia lineare basato sulla produzione di scarti, a un nuovo modello fondato sul riuso e sul riciclo delle cose.