Scendete al mercato sotto casa e comprate un pesce fresco. Sciacquatelo bene, prendete un coltello affilato, cominciate a togliere la lisca. Nel frattempo cogliete una mela dall’albero del vicino, tagliatela in quattro e togliete la buccia. No, non vogliamo spiegarvi come cucinare un piatto degno del miglior chef. Per quello c’è già Estra Kitchen.

Il punto è un altro: con un’orata in una mano e una mela nell’altra, voi che fareste? “Un secondo”. Non è il tempo che vi serve per pensarci. La riposta è semplice, è quello che fareste: un secondo piatto con il quale cercare di stupire i vostri invitati. Lo scarto di genialità sta proprio qui. C’è chi con un pesce e una mela ha inventato un nuovo modo di arredare e vestire.

GreenEvo da Prato e Blue Marine Service da San Benedetto del Tronto sono due delle realtà imprenditoriali green più brillanti d’Italia: hanno trovato un palcoscenico a loro congeniale durante l’ultimo Forum del Riciclo dove si è parlato di economia circolare e delle strade da percorrere in ottica end of waste, ovvero cosa fare per far sì che ciò che altrimenti butteremmo come spazzatura, smetta di essere un rifiuto e diventi una nuova materia prima-seconda.

Pensateci un attimo: quanti scarti di mela finiscono ogni giorno nella nostra pattumiera? Quanto pesce va sprecato ogni volta che lo cuciniamo? Le stesse domande se le sono poste GreenEvo e Blue Marine Service, entrambe trovando una riposta geniale: utilizzare gli scarti per creare un tessuto in pelle naturale dai molteplici impieghi, dai gioielli agli accessori, dai tessuti per arredamento agli articoli di abbigliamento come le scarpe. Utilizzando gli scarti di mela la prima; quelli di pesce la seconda.

“L’idea alla base di tutto non è quella del riciclo come opportunità di risparmio. Ma come chiave per raccontare e valorizzare le peculiarità della materia prima. Per questo dagli scarti di mela abbiamo creato la pelle-mela”.

A parlare è Marco Benedetti, che della GreenEvo di Prato è fondatore e un po’ globe-trotter. La pelle-mela viene prodotta utilizzando gli scarti di mela, che vengono essiccati e poi spalmati sul tessuto di cotone per poi essere conciati e utilizzati per calzature, abbigliamento, arredamento… : “In natura nulla si inventa, tutto si scopre - afferma Benedetti - E questo è quello che abbiamo fatto: prendere una cosa esistente in natura e trovare un’applicazione ingegnosa che permetta, una volta creata, di generare maggiore sostenibilità. La pelle-mela è al 50% più sostenibile di una qualsiasi finta-pelle conciata presente sul mercato ed è più efficiente in termini di traspirazione”.

In un immaginario coast to coast attracchiamo sulle sponde dell’Adriatico e arriviamo nelle Marche. Qui, a San Benedetto del Tronto è nata Blue Marine Service, società formata da biologi, ingegneri, tecnici specializzati che opera nel settore della gestione, valorizzazione e tutela delle risorse turistico-ambientali-marine.

In una Regione dove il mare è una delle risorse principali, è dal mare che è arrivata l’idea: utilizzare gli scarti del pesce per creare una pelle che, appositamente conciata, potesse diventare un vero gioiello per unicità e peculiarità.

“Nel vero senso della parola - sorride Emanuele Troli, amministratore unico di Blue Marine Service - Perché dagli scarti ittici di varie specie siamo riusciti a creare un brand, Poseidon, con il quale commercializzare orecchini, collane, bracciali e cinturini da orologio. Tutti in pelle di pesce. Ciò che prima veniva scartato perché ritenuto un rifiuto è diventata una materia prima-seconda che è un vero e proprio… gioiello”.

Il tutto seguendo un procedimento dove la sostenibilità è al centro: per realizzare i prototipi del progetto Skin Fish (finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali) sono state utilizzate specie ittiche tra quelle più facilmente reperibili nell’Adriatico, alcune di allevamento proveniente da pesca non intensiva, altre selvatiche, quindi liberamente pescabili.

State già guardando la vostra pattumiera con uno sguardo diverso dal solito, non è vero?