Un carburante pulito, disponibile in grande abbondanza, prodotto a partire da acqua e luce solare. Sembra anche troppo bello per esistere davvero. Eppure, grazie al lavoro di un team di scienziati statunitensi, potrebbe presto diventare realtà.  Da tempo i ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando per individuare una tecnica innovativa per trasformare l’acqua nel carburante del futuro. Dopo varie sperimentazioni, l’équipe di scienziati del California Institute of Technology è ora vicina alla soluzione. 

Sfruttando le capacità del cervello elettronico del NERSC - National Energy Research Scientific Computing Center, in poco meno di due anni, alcuni ricercatori sono riusciti a raddoppiare il numero di materiali noti nella sintesi di carburanti solari sintetizzati a partire da acqua, luce solare e anidride carbonica.

Si tratta di un importante passo avanti per l’utilizzo di risorse energetiche alternative meno costose, più sostenibili pulite e potenzialmente infinite nella produzione dei carburanti.
Fino a questo momento l’utilizzo dell’acqua era stato problematico a causa della difficoltà legata alla scissione delle molecole composte da un atomo di ossigeno e due di idrogeno. La vera spinta in avanti è arrivata grazie al metodo produttivo messo a punto dal team di ricerca statunitense che ha individuato un catalizzatore in grado di facilitare questa divisione. Il ruolo di catalizzatori è affidato a materiali efficienti e a basso costo, noti come fotoanodi, che sono in grado di scindere le molecole di H2O utilizzando la luce visibile come fonte di energia. 
Nel corso degli ultimi quattro decenni, la ricerca mondiale aveva identificato solo 16 possibili fotoanodi. Integrando la teoria agli esperimenti noti attraverso i calcoli del super computer del NERSC, gli scienziati del California Institute of Technology sono riusciti a scoprire dodici promettenti nuovi fotoanodi.
A rendere questa ricerca particolarmente interessante è l’approccio con cui è stata realizzata: non ci si è basati su un metodo di tipo empirico ma, testando le proprietà di ogni singolo materiale disponibile, è stato passato al setaccio un database contenente le caratteristiche di vari materiali, fino a quando non sono stati individuati quelli potenzialmente più adatti. Solo successivamente si è passati alla fase di test in laboratorio.